INFORTUNI A NON FINIRE E LA PAURA DI SMETTERE: IL GRANDE RISCATTO DI FRANKLIN GUTIERREZ


Ma qualcuno questa volta ha più di una premura e urla, tra il serio e il faceto, di fare piano, perché Franklin potrebbe farsi male.
Riavvolgiamo il nastro.
Gutierrez calca il terreno di Safeco Field per la prima volta nel 2009 ed è amore a prima vista. Dopo una spettacolare presa volante, il commentatore Dave Niehaus scomoda la leggenda e affibbia al venezuelano un ingombrante soprannome: “Death to flying things”. Giusto per intenderci, il nickname è tenuto sotto sale dai tempi di Bob Ferguson. Roba da baseball del XIX secolo.
Franklin però conosce presto il rovescio della sua medaglia, trovandovi raffigurata una tremenda serie di infortuni: prima i tendini, poi la sindrome del colon irritabile e soprattutto la spondilite anchilosante, una malattia reumatica cronica e autoimmune. Il suo manager di allora, Eric Wedge, non ha dubbi nel dire che “il ragazzo è uno dei più sfortunati con cui abbia avuto la fortuna di lavorare.”
Il 2014, annus horribilis, Franklin lo passa lontano dai campi da gioco, e l’invito dei Mariners allo spring training della scorsa stagione pare più un gesto di cortesia che un affare. “Death to flying things” è un soprannome ormai lontano, e “Guti” vuole soltanto capire se può tornare a giocare.
Il resto è storia di questi giorni: l'inizio di stagione in Triplo A a Tacoma e la promozione in prima squadra del 24 giugno. In un mese abbondante, 3 fuoricampo (è di settimana scorsa un decisivo pinch-hit grand slam contro i Detroit Tigers).
Nelle interviste del dopopartita di domenica, Gutierrez ha affermato emozionato di essere al primo walk-off homer in carriera. Non è vero (è il terzo, NdR), ma come non credergli.
Questa è un’altra carriera, e chissà quale altro nickname si meriterà.
di Andrea Comotti
Nella foto, Gutierrez durante il riscaldamento pre-partita (da nwsportsbeat.com).