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PHILADELPHIA PHILLIES: GIOIE O DOLORI?

Partiamo dal Labor Day del 2014: Cole Hamels, Jake Diekman, Ken Giles e Jonathan Papelbon portano a compimento il primo “combined no-hitter” della storia dei Philadelphia Phillies.  6 inning per Hamels, uno a testa per i rilievi.

Chi sa quanto pagherebbe Pete Mackanin, il manager fresco di rinnovo e di prolungamento del contratto, per avere partite in cui utilizzare il proprio parco lanciatori in una maniera cosi’ semplice e cosi’ “pulita”.
E invece…
Il 20% della stagione se ne è andato e il maggior scoglio che il “rebuilding process” si trova attualmente ad affrontare lo incontra proprio sul monte di lancio.

Perchè se è vero che il bullpen (e soprattutto il closer, chiunque esso sia) fa penare non poco i tifosi di Philadelphia, è altrettanto vero che a oggi i Phillies hanno avuto solo 16 “quality start” dai propri partenti in 42 partite (vale a dire almeno sei inning senza concedere piu’ di tre punti); il che porta Mackanin ad usare il bullpen più del dovuto; il che significa avere lanciatori indisponibili più del dovuto.

Insomma, un cane che si morde la coda.

Ovviamente c’è ancora tempo per trovare il bandolo della matassa, ma lo si trovare fare in fretta, poicché la rivoluzione in atto va puntellata: o vogliamo sprecare un’altra stagione?

di Andrea Comotti


Nella foto, il manager di Philadelphia Pete Mackanin sostituisce il partente Vince Velasquez (Gene J. Puskar - AP Photo da Philly.com).

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