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PARLIAMO DEI MIAMI MARLINS: MERCHANDISE, LOGHI, COLORI E TANTO ALTRO ANCORA

Ne sentiremo parlare spesso in questa stagione: i Marlins, grazie ai nuovi acquisti come Jose Reyes, Heath Bell, Mark Buehrle, Ozzie Guillen (Manager), si propongono come una delle favorite alla vittoria finale.
Reduci da annate deludenti, mirano decisamente in alto quest'anno, puntando a superare Philadelphia nella East-Division della National League, (difficile, ma non impossibile).
Saranno spesso sotto la lente d'ingrandimento dei media americani, e non solo per il fatto puramente sportivo, ma anche per le altre novità che i Floridians presentano nel 2012. Vediamone alcune.

Abbaglia ed affascina il nuovo Nome/Logo dei Marlins:  viene abbandonata la dicitura "Florida", sostituita dal più sexy e moderno "MIAMI".
Psicologicamente un cambio strategico in quanto la dicitura Florida può essere recepita come sinonimo di anziano (come anziani sono quei milioni che svernano in Florida) mentre il termine "Miami" viene associato alla giovanile vitalità dei locali, della moda, della musica che proprio a Miami hanno uno sbocco naturale.
Nel mondo del baseball, il merchandising assume una voce non indifferente nel rendiconto economico di una società, ecco quindi che un cambio del marchio può servire per rivitalizzare gli incassi.
La totalità del materiale MLB circolante negli USA è "originale" (chiamiamolo così, tanto per capirci), cioè gli articoli col marchio di una società sono autorizzati, prodotti e venduti dai canali legali, quindi le ricche royalty arrivano veramente nelle casse della squadra.
Il mercato del falso non attecchisce, non ha successo e viene concretamente contrastato dalle autorità. Non si vedono cappellini non-originali sulle teste dei tifosi, il vero fan non acquista Jersey false su bancarelle improvvisate ed abusive: non rientra nella cultura USA accettare queste riproduzioni false e queste usurpazioni di proprietà intellettuali altrui, che siano loghi o marchi registrati.
I Marlins si apprestano, quindi, ad incassare milionate di dollari provenienti dalla vendita dei nuovi prodotti (vergognosamente costosi) recanti la nuova scritta ed il nuovo logo allegramente multicolori (non proprio uno stile sobrio, impresentabile in alcune zone del paese tipo New England, ma adatto alla terra di Florida caratterizzato dalla forte emigrazione di lingua spagnola, quindi più solare ed adatto a quei colori).

La storia di questa giovane società è ricca di alti e bassi: fondata nel 1993, ha vinto per ben 2 volte le World Series. Nel 1997 battendo in 7 gare i Cleveland Indians di Manny Ramirez e Jim Thome. Nel 2003 invece, prepotentemente, fecero fuori la corazzata Yankees e si aggiudicarono le World Series in gara 6, dopo un memorabile shutout di Josh Beckett nientemeno che allo Yankee-Stadium.
Detengono un invidiabile record:per ben due volte sono approdati alla post-season e non ne sono mai usciti sconfitti, andando a centrare il traguardo due volte su due. Teniamolo presente se il tabellone dei play-off 2012 recherà la scritta "MIAMI".

Sono giovani, umorali, incostanti, il loro pubblico passa dall'entusiasmo più sfrenato all'apatia ed indifferenza totale, quasi come colto dal classico colpo d'afa che da queste parti trova terreno fertile.
I Marlins riempivano il loro stadio negli anni d'oro descritti sopra, mentre nelle stagioni povere di risultati si ritrovavano il ballpark tristemente vuoto.
Un pubblico indolente, privo di storia, forse commisurato al poco coinvolgente stadio fin qui utilizzato: il "Sun-Life-Stadium", poi chiamato "Pro-Player-Stadium" e dopo ancora "Dolphin -Stadium" casa anche dei Miami Dolphin della NFL.

Nome nuovo? Logo nuovo? Colori nuovi? Cosa manca per attirare il tifoso alle partite? Ma naturalmente uno stadio nuovo di zecca: lo scintillante "Miami-Ballpark" costruito nella zona di Little Havana (auguri! quel "quartiere" non mi lascia sereno, troppo pericoloso). Il nuovo stadio si presenta come una perla lussuosa: 37000 posti, non tanti, ma verranno comodamente viziati e coccolati dalle numerose suite e dal tetto richiudibile anti pioggia e afa.
Il Miami Ballpark pagato quasi interamente dalla Miami-Dade-County, non senza polemiche per l'esborso di denaro pubblico elargito in favore di una società sportiva vedrà protagonisti i carismatici e sanguigni nuovi arrivi Gorillone-Zambrano ed il trascinatore Ozzie Gulillen, personaggi capaci di far infiammare il pubblico.
Non posso esimermi dal formulare un piccolo pensiero maligno sul tavolo dei Floridians....

Ma siete proprio sicuri che quella scultura che avete assemblato in fondo al campo.... porti bene alla vostra squadra?
Quella pacchianata meccanizzata, che si azionerà ad ogni Home-Run, con luci, suoni ed imbarazzanti movimenti di sagome una poco elegante carnevalata costata 2 milioni di dollari.
Non vedo l'ora di vederlo in azione, questo manufatto di "alto-Design", molto "trendy and cool", ma che vogliate scusarmi se battezzerò come "Super-Kitsch-Cafone".

di Roberto Mantovani

Nellla foto, i nuovi Miami Marlins si presentano alla stampa (Denis Bancroft/Miami Marlins per MLB.com).

Commenti   

0 #3 Roberto 2012-03-22 17:21
Come dici tu, Francesco, quello stadio e quello sport con le sue caratteristiche non-violente, aiuterà di certo quella zona di Miami. Anche se rimarrà sconsigliato passeggiare a Little Havana con al collo una Nikon da 2000 $.
Per quanto riguarda il poco edificante primato di Downtown in tema sicurezza.... Non posso che darti ragione.
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0 #2 Jacopo 2012-03-22 16:18
E dell'acquario nel muretto del back stop non ne parliamo?
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0 #1 Francesco 2012-03-22 14:48
Recatomi per motivi di lavoro a Miami un paio di mesi fa, si è parlato anche di baseball con i locali e il Commissioner del District 5 di Miami (i districts sono un po' come i "municipi" che compongono la città di Roma e il commissioner è il relativo "sindaco" di quel district; nel District 5 si trova, tra l'altro, il nuovo stadio) su mia domanda del perchè di tutto questo cambiamento in casa Marlins mi ha detto che "Miami" ha sostituito "Florida" soprattutto per motivi politico-economici.
Infatti, la costruzione dello stadio, come giustamente riporta Mantovani, è costata molto alla comunità locale per cui era necessario "legare" maggiormente la squadra al territorio: un cittadino di Miami,insomma, non avrebbe gradito vedere scritto "Florida" sulle maglie della sua squadra che gioca in uno stadio costruito con i "suoi" soldi, non con quelli della restante Florida.
Questa è una spiegazione data da un politico, probabilmente ce ne sono altre.
Non sono molto d'accordo sulla pericolosità di Little Havana: non credo che il baseball, sport per famiglie e bambini, potrà essere danneggiato dal fatto che il nuovo stadio è in quel quartiere, peraltro tutto da dimostrare che sia più pericoloso di altri.
Per mia esperienza è più pericoloso il downtown di Miami la sera, quando tutti gli uffici sono chiusi....
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