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IBL: I VOLTI DEL GIRONE D’ANDATA

Tutto come da previsioni. Al giro di boa la situazione nell’Italian Baseball League è esattamente come la si prospettava ad inizio campionato. Ovviamente ci sono tante sfumature, più o meno evidenti, che caratterizzano questo torneo e lo rendono leggermente diverso rispetto allo schizzo di pronostici abbozzato  a ridosso del play ball di marzo. Comunque, in linea di massima, sembra che le squadre che meglio si sono mosse durante il mercato invernale stiano raccogliendo per quanto seminato.

Classifica fratturata. Alzi la mano chi, prima dell’inizio della nuova stagione, non ha pensato almeno una volta che Rimini, Bologna, San Marino e Nettuno avessero già in tasca l’accesso al Round Robin. Ad ogni modo i risultati del campo devono ancora emettere tali verdetti ma, al momento, non sembra che possano delinearsi scenari diversi. Parma, che occupa il quinto posto della griglia, dista quattro gare dal quarto posto. Non si tratta di un divario incolmabile, tutt’altro. Però, orse, le quattro compagini che precedono i ducali hanno qual cosina in più sia in termini di classe che di esperienza. Ma i parmensi non molleranno l’osso fino alla fine. C’è da scommetterci, anche perché glielo impone la loro gloriosa storia. Diverso il discorso per la Fortitudo che si è affidata a giocatori esperti e di classe e a giovani dal futuro roseo e dal positivo rendimento nell’immediato presente. Oggi sotto le Due Torri, parlare di Scudetto non è assurdo.
Le prime quattro della classe hanno messo in evidenza volti, personaggi e protagonisti. Proviamo e vederne alcuni.

Rimini da applausi. Francisco Cruceta, Chris Catanoso, Jack Santora, Riccardo Suardi, Pierpaolo Illuminati, Roberto Corradini. Sono questi gli uomini che finora hanno conferito un’impronta profonda ed incisiva al cammino riminese. Nulla da togliere a tutti gli altri. Comunque ci sono tanti “però” da sottolineare. C’è chi criticava Cruceta: chi ancora è scettico vada a scambiare due chiacchiere con gli addetti ai lavori allo “Stadio dei Pirati” e chieda loro che professionista sia. Catanoso lo scorso anno, da manager, ha vissuto momenti nei quali effettuava visite sul monte e non appena metteva piede fuori dal dugout volavano fischi. Idem per Santora, l’uomo più in forma dei Pirati in questo momento. E che dire di Suardi: a Serravalle faceva la panchina, è approdato a Rimini dimostrando (ma non ce n’era bisogno) quanto sia prezioso. Illuminati, invece, era colui che mancava per spingere tutto l’ambiente a fare il salto di qualità. Corradini probabilmente, ma questo lo si potrà constatare solo alla fine, ha spostato gli equilibri del campionato.

Bologna da occhi sgranati. GG Sato, Claudio Liverziani, Carlos Infante e Jesus Matos, Alessadro Vaglio, Andrea D’Amico e Leonardo De Donno. Esperti e giovani che messi a lavorare insieme tutti i gironi, gomito a gomito, hanno creato un mix esplosivo che ha catapultato gli emiliani in cima alla graduatoria. La qualità degli arrembanti ragazzi a disposizione di Marco Nanni non si discute. Viene da ridere a pensare che in terra bolognese c’era chi criticava un campione come il giapponese Sato.

San Marino da aggiustare. Daniel Bittar, Luca Pulzetti, Mattia Reginato. Il primo sta battendo come un fabbro. Il secondo quando è stato chiamato in causa ha risposto sempre “presente”. Il terzo nel giro di qualche anno diventerà tra i più forti ricevitori d’Europa e tuttora è determinante per le sorti dei titani. Sono il presente ed il futuro della T&A. I sammarinesi al momento devono solo regolare qualche ingranaggio in difesa. Restano fortissimi, tra i migliori in assoluto. Appena troveranno il giusto assesto, e l’infermeria smetterà di essere popolata, torneranno a mietere vittorie con regolarità.

Nettuno da controllare. William Bergolla, Massimiliano Masin, Juan Figueroa, Raymond Sadler. La classe non è acqua, se poi si mescola con l’esperienza impedendo a chi osserva di percepire dove finisca l’una e cominci l’altra, allora lo show è garantito. E se possono disporre di un palcoscenico come lo “Steno Borghese” allora è evidente il perché i sogni tricolori non siano infondati.

di Matteo Petrucci

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